Viviamo spesso immersi in una quotidianità fatta di abitudini, pensieri e preoccupazioni.
Poi, all’improvviso, qualcosa accade e tutto si ferma: lo sguardo cambia e torna a posarsi su ciò che conta davvero.
È arrivata una notizia che non si è mai pronti a ricevere. Un incidente. Un ragazzo con cui avevo condiviso una parte della mia vita non c’è più. Aveva trentaquattro anni.
Anche quando le strade si dividono e i contatti si perdono, esistono legami che non scompaiono. Restano, silenziosi, dentro di noi. E quando una vita si spegne, ci accorgiamo che qualcosa di nostro se ne va insieme a quella persona.
In giorni come questi si ritrovano volti e storie che avremmo voluto incontrare in momenti diversi. Non nel dolore di un addio.
Riemergono allora i ricordi di una giovinezza semplice, essenziale. Bastava poco: ritrovarsi alle nove al campetto, senza programmi, senza aspettative. Il tempo scorreva pieno, perché ciò che contava era esserci. Incontrarsi. Condividere la presenza.
Eravamo in un paese di montagna, Roncobello, che a tratti poteva sembrare stretto, ma che custodiva qualcosa di profondo: un senso di appartenenza che solo col tempo si impara a riconoscere.
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Ognuno portava qualcosa di sé, come in una scena semplice e autentica.
E tu, Flavio, eri questo: presenza, apertura, leggerezza. Capace di accogliere senza giudizio, di unire senza forzare, di esserci davvero.
Di fronte alla morte le parole si fanno fragili, ma una cosa emerge con chiarezza: ciò che resta è l’intensità con cui abbiamo vissuto e amato.
Oggi è un giorno che avremmo voluto non vivere. Eppure ci costringe a fermarci e a chiederci cosa conta davvero.
Quanto amore mettiamo nelle cose, quanto spazio diamo agli altri, quanto siamo capaci di esserci.
Perché alla fine non sono i traguardi a definirci, ma la nostra umanità, disponibilità e apertura .
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Grazie, Flavio, per ciò che sei stato. Per ciò che hai lasciato.
Perché, in fondo, ciò che siamo continua a vivere in chi resta.
E forse è proprio questo il senso più profondo di tutto:
“Non è la durata a dare misura alla vita, ma la profondità con cui è stata vissuta.”