Il viaggio

Donna in abiti tradizionali in un tempio marocchino con archi decorati.
La sofferenza può essere vissuta come qualcosa da subire o come un’occasione per agire e trasformarsi. Un invito a passare dalla passività alla responsabilità verso se stessi.

Un biglietto di sola andata, destinazione: India

Senza la casa in cui hai vissuto. Senza le routine che ti eri costruita nel tempo.Tutti i sogni, i progetti, le aspettative: crollati in un colpo solo. È lì che ho capito davvero cosa significa non sentire più la terra sotto ai piedi. Come se il pavimento, all’improvviso, si fosse trasformato in sabbia.

«Per rinascere bisogna accettare di essere frantumati.»

Hermann Hesse

In quei giorni i miei pensieri sono andati lontano. A tutte quelle persone che una casa, una famiglia, una vita le hanno perse senza possibilità di scelta. A chi è stato privato di tutto dalla violenza, dalla guerra, o semplicemente perché non ha potuto decidere della propria esistenza e della propria libertà.

E allora la domanda arriva, inevitabile.
Silenziosa. Ostinata. Cosa rimane, quando non hai più nulla? Chi sei, quando crollano i punti di riferimento?

Ma soprattutto: cosa vuoi tu dalla vita? Subire o agire?

E cosa scegli di offrire al mondo dopo un evento destabilizzante, dopo il dolore? Quali sono le tue potenzialità, i tuoi valori, le tue competenze da mettere in gioco? Qual è la vita che vuoi creare e la direzione che vuoi prendere?

Sono queste le domande che mi hanno accompagnata. Non tutte insieme. Una alla volta. Come passi lenti su un sentiero conosciuto.

Ripartire da ciò che resta. Rimettere insieme i pezzi: un’identità in frantumi, oltre alla vita pratica.

Come ho affrontato tutto questo?

Accettando e accogliendo la realtà. E trasformando il dolore in un’opportunità. Non buttandomi giù, ma partendo da ciò che rimaneva. Poco, forse. Ma essenziale. Me stessa.

“Scoprirsi è un atto di coraggio, nutrirsi è un atto d’amore: entrambi iniziano quando scegli di ascoltarti davvero.”

I viaggi, lo yoga e anche la terapia sono stati la mia luce. La mia salvezza. La mia guarigione.

Tre ancore diverse, ma la stessa direzione: tornare a casa. Dentro. Affrontando cose che non sono piacevoli da vedere. Le ferite, le fragilità emerse: colpi duri, necessari. Ho scelto di agire.

Un biglietto di sola andata. Sono partita per l’India. Non per scappare. Ma per approfondire la mia conoscenza dello yoga, attraverso un corso di formazione di un mese. E poi nessun programma. Tenendo aperta anche l’ipotesi di tornare indietro, se la mia condizione non mi avesse permesso di proseguire. Nessuna tabella di marcia. Solo il tempo che scorre.

Gruppo di praticanti yoga in un ambiente naturale e rilassante.
SamyakYoga, Mysore, India

La vita vissuta a contatto con la cultura, con le persone, con le radici. Colori intensi. Odori che restano addosso. Sguardi che parlano anche senza parole.

Fermata di frutta fresca con mele, pomodori e altri frutti in un mercato all'aperto.
Mysore, India

Lavagna bianca. Quando sono salita su quell’aereo ho pensato una cosa sola:

Questa è la mia più grande opportunità della mia vita.

Ho 30 anni. Posso riscrivere tutto da zero. Reset totale. Non sapevo cosa mi aspettasse. Ma sapevo cosa stavo lasciando. E, per la prima volta dopo tanto tempo, era abbastanza. Non volevo tornare la stessa persona che era partita. E così è stato.

È stato il viaggio più incredibile della mia vita.

Un viaggio inizia nel momento in cui lo immagini. Quando lo pensi, lo progetti, lo visualizzi nella tua mente. Ancora prima di partire, il viaggio esiste già dentro di te, nell’immaginario, senza sapere davvero cosa ti aspetterà. E forse, come nella vita, è proprio questo il bello: non sapere come andranno le cose, cosa succederà, e scegliere comunque di affidarti.

Nel caos della cameretta in cui ho vissuto per giorni — tra scatoloni aperti e vestiti sparsi ovunque — ho raccimolato i pezzi. Non con lucidità, ma in qualche modo ce l’ho fatta. L’unica cosa che mi rimbombava in testa era una sola parola: partire. Partire, partire, partire.
Pensa al viaggio, non a ciò che è stato. Proiettati nel futuro restando nel presente. Attraversa il buio sapendo che, un giorno, tutto cambierà.

Parto per la prima volta da sola, con un volo di sola andata da MXP. Non ho paura di nulla. Sento che posso affrontare qualsiasi cosa. È vero: quando fai qualcosa fuori dalla tua routine, ampli i tuoi confini, espandi le possibilità, cresci, impari.

Varcata la porta dell’aeroporto, iniziano gli incontri. Le persone. Gli avvenimenti. I fatti assurdi. Coincidenze — o forse altro, non so come chiamarle. Veronica è in fila davanti a me. Iniziamo a parlare e scopro che anche lei sta uscendo da una situazione dolorosa. Parte da sola per le Maldive. È forte, ha una grinta che ti travolge. La adoro.

E così, ancora prima di decollare, il viaggio comincia già a farsi interessante.

“Le difficoltà sono spesso benedizioni mascherate.”

Autobiografia di uno yogi – Paramahansa Yogananda

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Scritto da Marzia

Viaggiatrice e curiosa da sempre, sia di luoghi che di scoperta interiore. Credo che viaggiare non sia solo un modo per scoprire luoghi lontani, ma anche per conoscere più a fondo noi stessi.

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