Una settimana in Ashram: l’esperienza del Bhakti Yoga

Uomo anziano che prega con le mani giunte in un ambiente naturale.
Dopo un teacher training yoga a Mysore ho trascorso una settimana in un ashram di Bhakti Yoga in India. Un viaggio tra paura, mantra, meditazione e trasformazione interiore.

Dopo un mese intenso di formazione yoga a Mysore ho deciso di non tornare subito a casa.

Sentivo che il viaggio non era ancora finito.

Così ho preso un treno notturno di dieci ore e mi sono diretta verso il Kerala per trascorrere una settimana in un ashram di Bhakti Yoga, lo yoga della devozione, ispirato agli insegnamenti di Ram Dass.

Non avevo grandi aspettative.

Solo la sensazione che dovevo andare.

E che lì avrei trovato qualcosa.


Viaggiare da sola in India

Il tempo dentro ad una scuola di yoga accogliente e familiare, uscire nel mondo da sola era allo stesso tempo eccitante e spaventoso.

Avevo sempre viaggiato, ma mai affrontato un viaggio completamente sola in India.

Il mio più grande ostacolo era il treno notturno.

Avevo paura.

Paura di non sapere cosa sarebbe successo.

«Il coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di andare avanti nonostante la paura.»

Nelson Mandela

Eppure, una volta salita, tutto è andato sorprendentemente liscio. Ho dormito profondamente, cullata dal ritmo delle rotaie.

La mattina sono arrivata a Kannur.

Con un tuk tuk ho raggiunto l’ashram.

Ed è stato lì che ho pensato una cosa molto semplice: il mondo è un posto bellissimo, se impariamo a fidarci un po’ di più.


Il primo impatto di un Ashram autentico

Appena entrata ho sentito un mantra che risuonava in sottofondo:

Jai Ram, Shri Ram.

Il mantra dell’amore.

Ma il primo impatto con l’ashram è stato tutt’altro che semplice.

La mensa era molto povera, il cibo si mangiava con le mani e io ero completamente sola.

I pensieri hanno iniziato a correre:

E se sto male?
Se succede qualcosa, chi mi aiuta?

Quando ho visto la stanza, l’emozione è stata ancora più forte.

Umidità, odore di muffa, semplicità estrema.

Mi sono seduta sul letto e ho iniziato a piangere.

Non volevo più restare. La prima notte non ho chiuso occhio.

Dopo la cerimonia serale ho scoperto che il bagno era pieno di scarafaggi.

Fuori pioveva senza sosta.

Dentro la stanza c’era odore di umidità.

Ma in quelle ore ho capito qualcosa di importante.

La pratica dello yoga non è solo sul tappetino.

È anche restare quando vorresti scappare.

«Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella più reattiva al cambiamento.»

Charles Darwin


Il Bhakti Yoga e la medicina del mantra

La sveglia era alle cinque del mattino.

Un monaco bussava alla porta con una semplice domanda:

“Chai o coffee?”

Alle sei iniziava la meditazione.

Il mantra Jai Ram veniva ripetuto continuamente.

All’inizio era solo un suono.

Poi è diventato qualcosa di diverso.

Una medicina per la mente e per il cuore.

Durante quella settimana ho pianto moltissimo.

Ogni mantra sembrava sciogliere qualcosa che avevo trattenuto per troppo tempo.

Tristezza.
Dolore.
Sofferenza.

Era come una pulizia profonda.


Quando il tempo rallenta

Le giornate nell’ashram erano semplici:

  • meditazione
  • mantra
  • cerimonie
  • silenzio
  • satsang (incontro con il maestro)

Eppure mi sentivo piena come mai prima.

Guardavo la natura come se fosse la prima volta.

Il vento tra gli alberi.

La pioggia incessante.

Il tempo aveva cambiato qualità.

Anche mangiare diventava un’esperienza meditativa: impiegavo trenta minuti per finire un pasto.

Assaporavo ogni cosa.

I miei vicini di stanza erano monaci.

Uomini dagli occhi incredibilmente gentili.

Erano sadhu, ricercatori spirituali che dedicano la propria vita alla meditazione e al servizio.

Dopo i primi momenti di difficoltà, la routine dell’ashram ha iniziato a scorrere naturalmente.

E quei giorni sono passati più velocemente di quanto immaginassi.

Persona che pratica yoga e meditazione in uno spazio spirituale.

Quando sono uscita da quel luogo di silenzio e devozione, avevo una percezione del tempo completamente diversa.

Stavo vivendo davvero ogni istante.

Assaporando ogni momento.

Da lì il viaggio è continuato ancora.

Una nuova tappa mi aspettava a Mangalore, dove sarei stata ospite della famiglia di un’amica conosciuta durante la formazione.

Un’altra storia stava per iniziare.

E il viaggio prosegue.

Gruppo di bambini e insegnanti durante attività di meditazione all'aperto.
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Scritto da Marzia

Viaggiatrice e curiosa da sempre, sia di luoghi che di scoperta interiore. Credo che viaggiare non sia solo un modo per scoprire luoghi lontani, ma anche per conoscere più a fondo noi stessi.

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